“Impronte Lasciate“ la mia ultima collezione di poesie che ha visto la luce in questo 2023 e nata da mie riflessioni sulla mia vita, che poi e la vita di tutti , da ansie, paure, gioie e speranze che tutti incontriamo lungo il cammino su questa terra.
A volte in lingua dialettale (genovese) perchè il pensiero lo esigeva, ma piu spesso in italiano ho messo in versi le mie riflessioni, sperando che esse vi piacciano e possano trovare in voi le emozioni che ho cercato in me stessa.
Nella vita si incontrano tante persone, ma raramente si incontrano amiche rare e preziose, tra le poche penso di annoverare tra loro, Orietta Bay, critica fotografica dalla rara sensibilità artistica dotata di un incredibile energia ed entusiasmo contagiosi e che ringrazio per la sua magnifica presentazione.
Tra le amiche non posso dimenticarmi della cara e dolcissima Marzia Dentone conservatrice del museo cittadino di Sestri Levante, che trova sempre il modo di aiutarmi e supportarmi nonostante i suoi mille impegni.
Ovviamente, non posso dimenticare lo scrittore Mario Dentone, che ringrazio infinitamente per aver scritto la magnifica prefazione del mio libro.
Prefazione
Ho sempre evitato di scrivere
prefazioni o introduzioni che fossero a raccolte poetiche, sia perché
ho sempre ritenuto giusto e doveroso lasciare spazio, cielo,
fantasia, senza filtri né condizionamenti, ai lettori, sia per non
sentirmi io stesso condizionato dal dovere, comunque, scrivere bene
di quell’autore, di quei versi; ma stavolta, alla richiesta di
Luciana Lavaggi non ho potuto dire no, perché il senso di amicizia
ha prevalso, e soprattutto ha prevalso lei, che è giunta alla poesia
in silenzio, umilmente, a piccoli passi come deve essere proprio la
poesia, in punta di piedi e con le parole semplici, che peraltro sono
lo specchio della sua personalità.
E allora nell’umiltà e nella
semplicità, che privilegiano la comunicazione di ansie (e quante ce
ne sono in questi versi!), sentimenti (ed è sentimento qui ogni
verso), persino dolore (e quanto!) tutto travalica anche la
manifestazione puramente letteraria che Luciana ha inteso costruire
in queste pagine, e in tutto ciò si trova la chiave di lettura di
questo itinerario. Perché sì, è tutto un unico itinerario della
vita, fra la profonda solitudine del silenzio e la volontà di
testimoniare a chi legga questi versi, vicino o estraneo, che la vita
di chi scrive è la stessa vita di chi legge, perché tutti viviamo,
anzi, sopravviviamo, in un equilibrio che è sempre più ideale che
concreto, sempre più chimera che realtà.
“Anelo a far sì che
l’ago della bilancia
Dolore/gioia sia
centrale”
E chi di noi non rincorre questa
verità? In un mondo e in un tempo che ci sfugge, sempre più cinico,
staccato, noi soprattutto cresciuti in un passato umile, povero, di
cui noi di questa generazione, siamo gli ultimi eredi, e che non
dobbiamo permettere che svanisca nelle nuove generazioni.
“Alimenta… quella
parte di radici liguri dentro te, ragazzo.
E’ un’ombra, quella
seggiola vuota,
torna, torna… a
riempirla!!!”
Perché è nella ricchezza del nostro
pur difficile passato, chiamiamolo pure dolore, che risiede la nostra
identità, il nostro riconoscerci e persino l’orgoglio di essere
quel che siamo, perché siamo stati. E ne è esempio in questo senso,
la composizione “Chi sono io”
“Sono anima satura di
dolore,
amarezza.
Esco dal sognante
respiro,
delle ombre vaganti
nella notte,
in emozionanti paure.”
Ma non è semplice “uscire dal
sognante respiro”, quando la realtà ti travolge, quando il correre
e rincorrere spesso sogni e fantasmi frantuma e consuma anche i sogni
e le attese, consumando anche quel passato che custodiamo tanto
gelosamente, e quel futuro già stanco prima di arrivare, e infatti:
“Ho tessuto insieme
fili logori,
lisi li ho trattenuti
cuciti rattoppati,
rammendati.”
Perché la vita è inesorabile
consunzione, rughe, solchi, persino cocci che sono i momenti, i
brandelli di mille perché infranti, e allora, per quanto tu possa
andare avanti, che la vita te lo chiede e, anzi, te lo impone, alla
fine…
“Solo un profondo
perdono
a chi lo sente dentro
sé
ricomporrà il tessuto
logoro.”
Ed è in quel profondo perdono (anche
di saper perdonare se stessi prima degli altri, e saper chiedere
perdono) la verità di sapere ricucire le crude lacerazioni della
vita, una vita che nei versi di Luciana Lavaggi è spesso, come per
tutti noi, più dolore che gioia (quell’ago della bilancia, cara
Luciana, non diventerà mai centrale), ma non è per questo che
dobbiamo rassegnarci a calare un sipario, come invece è avvenuto
nella struggente composizione “Esseri fragili” dedicata al
cugino Aldo, che il sipario lo ha calato, lasciando di là la dolce
figlia Aurora, quasi un eterno perché di rimprovero e insieme di
comprensione.
Ma di rimproveri
e comprensioni, di perdoni e speranze, è fatta la formula della vita
di tutti noi, che siamo corpi e ombre insieme, che ci cerchiamo e
spesso non ci troviamo, come nelle straordinarie foto ritratti che
paiono a metà fra il negativo di una pellicola e il positivo della
rivelazione, in apertura della raccolta, capaci di creare una
suggestione quasi teatrale dell’autrice.
Mario Dentone
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Articolo del Secolo XIX del 30/03/23
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La sala alla presentazione del 01/04/23 a palazzo Fascie in Sala Bò palazzo della cultura di Sestri Levante
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foto di Marzia Dentone
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Durante la presentazione del libro l'autrice ha letto le seguenti poesie tratte da "Impronte Lasciate"
Ispirazione Poetica
Mio piccolo grande mondo ,
come un tesoro ti custodirò,
sei linfa vitale per me ,
sei nutrimento interiore,
non mi abbandonare!!
Nei giorni bui di triste smarrimento,
io vedo in te la luce,
ti prego.. rimani accesa in me!
Ti prego spirito fulgido avvolgimi,
prendimi , diffonditi spiritualmente in me,
rimani ti prego, non ti smarrire.
Erpice del mio pensiero nel solco tracciato
a seminare gioia, da donare.. .
Nella velata solitudine,
rimani profeta in me, finche mia vita esali!
L.L.
La Vecchiaia
Alla soglia della vecchiaia
volgo lo sguardo su spazi vuoti,
bruciano certi comportamenti
il rifiuto dell’anziano.
Vaga la mente fragile e indifesa
a trovar pace.
Ferite,
un disappunto si erge
sempre più profondo,
si appropria della serena gioia.
Gesti errati in un ripetersi nel tempo
non ci sarà mai la fine,
come l’onda senza il mare
vaga senza meta.
L.L.
La mia Luce
Nel buio dell’immensa notte
tra le miserie di questo mondo.
Con fatica, umiltà, perseveranza,
ho orgogliosamente
tracciato la mia strada,
acceso la mia luce.
Nel solco che ho tracciato
lascio le mie impronte.
L.L.